Because
Il progetto TempoZulu è un invito, rivolto ad alcune personalità di spicco della cultura contemporanea, a lasciare un segno sulla pavimentazione stradale del centro storico di Siena. Incisioni su lastre di pietra serena, riflessioni tra materia e senso, trasposizioni simboliche del tessuto e del contesto urbano.
Le opere si nascondono tra l'esistente, parlano sottovoce e si inseriscono, vive, nella struttura dei segni spontanei e non, sillabe del lessico di una città. Proprio grazie e intorno a queste sillabe gli intellettuali intervengono in tutto il mondo, portando avanti, nei loro studi, riflessioni difficili, spesso in bilico sul sottile confine tra opportunità e verità.
TempoZulu, colloca dunque tra le geometrie architettoniche urbane e i simboli di ieri alcuni segni somatici di un oggi smascherato, costituito di cronaca e fatti preconfezionati. Questa operazione è il tentativo di aprire un dialogo tra città e mondo, attraverso le lingue della cultura contemporanea — tesa a carpire il senso dell'oggi — e vuole costituire un piano di discussione dinamico, aperto al cambiamento, alla mobilità, alternativo all’immobilismo musealizzante.
Gli intellettuali donano un segno, un ammiccamento a questa città e a tutti coloro che vedono oltre il mero guardare ciò che li circonda e l’ambiente a cui appartengono. Queste pietre sono “situazioni” ed esistenze in sé, sottoposte a una durata indefinita ma limitata, così com'è per la vita dell’uomo, un'esistenza direttamente proporzionata all’usura del calpestio e degli agenti atmosferici, legata al livello di consunzione comune a tutto quel tratto di tessuto urbano dove la scelta e il caso insieme le hanno collocate.
La regia del progetto sfrutta le modalità d'espressione artistica dei poteri medioevali con la città: come i capitelli, le gargolle e gli scudi araldici sulle facciate dei palazzi storici, le pietre giocano un ruolo autonomo, non bussano ad una porta, non vogliono entrare in qualche tempio-museo che le consacri, non attendono riconoscimenti, ma si propongono come una parte integrata della città sulla strada, tra i passi del vivere quotidiano.
L'opera fatta pietra — com'è stato per un lungo periodo dell'evoluzione e dell'arte umana — entrerà a far parte del tessuto cittadino come un pezzo eterogeneo integrato nel mosaico, come una pulsazione, una scintilla che dia spunti per riflessioni precise, quali “la qualità è precisione nella vita” iscritta dal maestro del gusto Mario Avalone, proprio dinanzi all’uscio del Mc Donald's. Verremo teletrasportati da Garutti nella dimensione esistenziale immediata, risvegliataci da “tutti i passi della mia vita, mi hanno condotto qui, ora”.
L’opera, difficilmente può farne a meno, narra lapidariamente e si inserisce nella molteplice fluidità degli altri segni concentrandosi su vari fronti in un dialogo necessario ed intelligente tra antico e contemporaneo tra vita e politica.
Mettere ognuna di queste “pietre d'artista” ha significato per noi aprire un varco nella tessitura della città, far emergere un paesaggio nuovo, legittimo ma non per questo mansueto e acritico. Ogni inserto è stato altro da un mero abbellimento o, peggio, da una disimpegnata decorazione, comportando uno scarto: concettuale, minimale, urlato, bisbigliato come i segni Morse da Pirri è stata scritta la parola “pace”, di fronte alla Basilica Servi, o come nei modi del “come alone” della Marisaldi, piantato in mezzo alla Croce del Travaglio, zona di innesto delle tre vie principali del centro.
Un'operazione tesa alla dilatazione, alla fondazione di una costellazione di posizioni precise, temporanee come tutti gli eventi, più o meno passeggeri, che condizionano e modificano necessariamente un luogo.
L'arte come natura e manipolazione del particolare ci vive intorno, cammina con noi, raramente riesce ad arrestare i nostri passi, ma pulsa laddove esiste e quando la si trova, inspiegabilmente ci cambia, allontanando i nostri orizzonti anche tra le strette mura dei vicoli di una città.
Gaia Pasi